[pubblicato su solaconio.style.it]

 

Niente panico.

Tutto può sembrare più facile da affrontare se qualcuno che ci è passato prima di te sa raccontarti, spiegarti, descriverti cosa succede quando scopri che sì, tua mamma ha un tumore al seno.

Finalmente vi dico perché la redazione di Style ha deciso di puntare su di me per un blog nuovo che, come vi avevo anticipato, parlerà di tanto e di tutto, ma non propriamente di moda.

Vi sto per raccontare infatti come sopravvivere e come reagire al fatto che, un qualche vostro parente (nel mio caso la mamma)ha un tumore.

Spesso si leggono racconti di persone che vivono questa terribile malattia in prima persona ma mai capita di leggere la versione di un famigliare, di qualcuno che gli stia vicino, di qualcuno che vive con il malato tutta la malattia, cercando di reagire e cercando di non farsi trovare in lacrime.

Ci tengo a dire subito che io non sono psicologa, nè voglio esserlo, che tutto quello che sto per raccontarvi l’ho imparato e vissuto grazie al reparto di oncologia di Prato, grazie alla fondazione Pitigliani, sempre di Prato e grazie ai medici che ci hanno seguiti in quei mesi.

Provo a fare una lista di passi fondamentali per sopravvivere, nel migliore dei modi. Vi racconto insomma la mia esperienza.

PRIMO PASSO: Prevenzione

Quattro anni fa, ritornata da un viaggio splendido in Usa, la mamma è andata a farsi una visita poichè aveva un fastidiosissimo dolore sotto ad un braccio, il destro per la precisione.

Ha contattato il medico di famiglia che l’ha successivamente invitata a fare un controllo di prevenzione, giusto per controllare se tutto, a livello ormonale e non solo, procedeva come sempre.

Nel nostro caso, la mamma è stata seguita dal Dott. Battaglia, presso il centro “Eliana Martini” di Prato.

Visitandola si accorse di una pallina al seno destro della mamma. Controllò e ricontrollò, ma questo nodulo continuava a farsi sentire.

Per farla breve, la settimana dopo ci fece sapere che la cosa era risolvibile… operando. Andava infatti tolto il nodulo con la massima urgenza, per evitare peggioramenti e complicazioni.

Nel frattempo io avevo fatto l’esame per essere ammessa all’università in un’altra città, ero stata presa. Provate voi, però, a partire sapendo che la vostra mamma deve essere operata d’urgenza per sospetto tumore al seno (sospetto mica tanto poi).

Quindi, prevenite, prevenite e prevenite. Per le donne poi le complicazioni sono sempre dietro l’angolo. Non costa niente, durante l’anno ci sono sempre un sacco di iniziative in cui si possono fare addirittura visite gratuite, proprio per la prevenzione. Insomma, amatevi e tenete a voi stesse.

SECONDO PASSO: Accettare la situazione

Se dovete piangere, piangete.

Se dovete urlare, urlate.

Se volete spaccare tutto, fatelo.

Ricordatevi, però, che la persona che è affetta da tumore, in questo caso la mamma, è lì e vede tutte le vostre reazioni. E’ come se, in queste situazioni, il sesto senso del malato si evolvesse e riuscisse a capire anche quando pensate a cose negative. E poi è la mamma e alla mamma non sfugge mai niente, si sa.

Cercate, quindi, di stare su di morale, di lottare contro la negatività e cercare anche di informarvi il più possibile con medici, internet, amici che hanno vissuto queste esperienze e professori vari.

Io per esempio mi feci dare delucidazioni, circa il termine “tumore” da un amico, figlio di un primario di un noto ospedale in Liguria, il quale mi spiegò cosa significa quella parola che sembra un po’ un tabù ma non lo deve essere, già l’anno prima quando per un tumore allo stomaco persi il mio amato nonno.

La persona che ha il tumore avrà bisogno di amore, ma non di offuscamento degli occhi, capiamoci. Fatele capire che tenete a lei e che tutto, stando insieme, si risolverà. Evitate di farla andare nel panico, ditele tutto con le parole più dolci e calme del mondo.

TERZO PASSO: Chi mi può aiutare?

Sarà che io non mi lascio andare, sarà che son testarda e voglio vincere quando mi impunto, ma non ho lasciato (nè la mia famiglia lo ha permesso)che tutto questo ci assorbisse e ci facesse piangere dalla mattina alla sera per la paura. No. Si piange, si sclera, si urla e ci si chiede il perchè, ma poi si reagisce. Bisogna provarci.

Una delle prime cose che sono state dette a mia mamma è che, una volta operata, sarebbe entrata in un giro di visite completamente organizzate dall’ospedale di Prato, reparto di oncologia. Fra queste, si segnalano sia le visite mediche dal ginecologo che quelle di controllo, ma anche il supporto psicologico, la ginnastica per riabilitare e qualsiasi altro tipo di servizio.

Chiedete, quindi, all’ospedale e al vostro medico se c’è qualcuno che possa aiutarvi ad accettare il problema.

Qui a Prato, per esempio, il supporto psicologico viene offerto anche alla famiglia del paziente, tutto completamente gratis. Stesso discorso per la ginnastica riabilitativa.

Credetemi, se non avete una famiglia forte alle spalle, se non vi sentite forti, non c’è vergogna ma uno psicologo è ciò che può aiutarvi davvero in questi momenti. Perchè saprà dirvi come reagire, come parlare con il paziente vostro familiare, saprà indicarvi cosa è meglio fare e cosa no.

Personalmente non ho mai accettato l’aiuto di uno psicologo, sono riuscita, grazie anche a mio fratello e al mio babbo, ad affrontare tutto nel migliore dei modi.

QUARTO PASSO: la compagnia

Se siete donne e state affrontando esattamente tutto questo, con la vostra mamma, sorella, nonna, zia, migliore amica, c’è solo una cosa che voi potete fare davvero, una volta operata la paziente: farle compagnia.

Una donna operata al seno si sentirà, almeno per i primi mesi, violata in una parte del suo corpo. Sentirà di esser debole, impotente, di aver subìto qualcosa che è più grande di lei e non saprà bene cosa fare.

Qualcuna reagisce bene, qualcun’altra no. Con la mia mamma è stato una via di mezzo. Inizialmente non riusciva a toccarsi il seno senza prima scoppiare a piangere, poi piano piano ci è riuscita.

Le crisi ormonali, però, i pianti, la rabbia e poi la felicità immediata, sono all’ordine del giorno e non fatevi impaurire: preparatevi ad ogni tipo di reazione, cercate di aiutarla a riconoscersi, a guardarsi allo specchio e ad accettare quel che è successo.

La mamma, per la cronaca, ha subìto un intervento che le ha tolto il nodulo senza che fosse necessario esportare niente, in molti casi i medici sono costretti a togliere parte della mammella. Grazie al cielo a noi è andata bene.

QUINTO PASSO: Le cure

Mia mamma è stata sottoposta ad alcuni mesi di radioterapia. La radioterapia è molto, ma molto diversa dalla chemioterapia, ma questo penso lo sappiate.

La radio stanca, ma stanca veramente tanto. Ecco, un altro servizio offerto, almeno nella nostra città, per chi ha avuto un intervento come quello della mia mamma, è la possibilità di essere accompagnati all’ospedale da un’associazione di volontariato che poi ti aspetta e ti riporta a casa senza togliere un euro dal portafoglio.

Per chi avesse problemi di orari, non potesse essere accompagnato o semplicemente non se la senta, questa è una validissima alternativa per affrontare queste cure.

Oltre alla radio, mamma deve prendere una pasticca al giorno, per cinque anni, che le tiene a bada gli ormoni (ve la rendo facile) e, in teoria, crea una specie di barriera per ciò che verrà in futuro perchè si sa, spesso i tumori possono tornare.

SESTO PASSO: le visite di controllo

Entrerete in un giro che vi farà visitare tante volte l’ospedale, ma è per prevenire, per controllare che tutto stia andando per il meglio e che niente possa farvi stare male di nuovo.

Come dicevo in precedenza, a Prato questo è offerto direttamente dall’ospedale ma informatevi se nelle vostre città è presente un servizio simile.

La mamma continua a farsi visitare tuttora, a distanza di 3 anni dall’intervento.

Non sappiamo dire con certezza che il peggio è passato, perché in certe cose non si sa mai, ma almeno lo speriamo 🙂

SETTIMO PASSO: Condivisione

Vi ho parlato della mamma perché nel mio caso è la prima persona a me davvero vicina che ha avuto un tumore. Non ricordo nemmeno quanta paura avevo in quei giorni, quanta ne ho avuta durante l’intervento, quanta ne è rimasta dopo.

Condividete con la persona in questione tutte le vostre emozioni, fatele capire che è una cosa che vi ha un po’ distrutte dentro ma sicuramente vi ha rafforzate.

Se la persona è anche forte di spirito, come lo è stata la mia mamma, approfittatene per farvi aiutare a buttare fuori tutto quello che avete incanalato in questi mesi.

Io ci ho messo, credo, due anni, prima di sfogarmi del tutto e ogni tanto ancora penso a come ho fatto a passare quei momenti.

Per aiutare mia mamma a distrarsi e a non pensare a quello che ha avuto, presi la decisione di coinvolgerla in un blog di cucina, dove raccogliere tutte le nostre ricette.

E’ un ottimo modo per liberare la mente qualche ora, sia la vostra, sia quella della persona in questione.

Non necessariamente serve un blog, potete disegnare, cantare, ballare, camminare, fare ginnastica, correre, mangiare. Ma condividete del tempo con questa persona, fatele pensare che il peggio è passato e che si può ricominciare a vivere come sempre.

Conclusioni

Il giorno in cui mia mamma è stata operata, alle 6.30 di mattina io partivo per Bologna per la mia prima lezione all’Università. Alle 11 finì la lezione, alle 11.15 ero già in treno e alle 12.30 già in ospedale.

All’università non lo dissi quasi a nessuno se non a poche persone, ma questo è un problema mio di carattere. Tendo infatti a chiudermi in me stessa di fronte a queste cose.

Però ecco, se posso dare un ultimo consiglio: parlatene con qualcuno. Un migliore amico, un compagno di vita, chiunque, ma parlatene e non tenetevi tutto dentro.

Quando poi l’acqua nel vaso straborda, credetemi, fa male. Molto male!

Non so se questo mio post è risultato utile per qualcuno, qualcun’altro probabilmente scoprirà adesso tutto quello che ho passato negli ultimi 4 anni, altri ancora sapranno adesso per la prima volta cosa è successo alla mamma.

Voglio dirvi però che lei ora sta bene e che quando leggerà questo post, oltre a commuoversi dirà “questo può essere utile davvero per chi ha passato quello che ho passato io”.

Il prossimo post? “Aiuto! il mio babbo è stato operato d’urgenza per una ciste alla testa. E ora?”.

Giuro, non è una battuta. Ci è successo davvero. Proprio poco dopo la mamma.

Ma di questo ne parleremo poi.

Se per qualcuno ho detto solo bischerate, cavolate, cose senza senso, chiedo scusa. Ma questo è quel che ho vissuto io e, non è detto che tutti possano vivere le cose alla mia maniera.

Ho solo cercato di raccontare la mia esperienza, perché non si sa mai chi c’è dietro al pc. Forse qualcuno forte di carattere, forse qualcuno che non lo è per niente.

 

La mamma ed io siamo a disposizione per commenti, domande e aiuto, per quanto possiamo, riguardo questo tema.

🙂

Una foto fatta dalla mamma alle cascate del Niagara, poco prima di tornare a casa

Post Author: laciccina

One Reply to “Aiuto! La mia mamma ha un tumore al seno. E ora?”

  1. …..sto ancora penando ha quello che ho letto…e di te ho letto tante cose, ma questa e’ una lettera………………senza parole per commentare:
    Brava te, la mamma e tutti tutti, solo un abbraccio grande grande.
    Vi voglio tanto bene.
    Grazie per troppe cose !!!!!

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