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Poco fa ho visto su facebook che radio Deejay scriveva “Collegatevi con Deejay Tv, c’è Samuele Bersani!”. Potevo perdermi un’occasione simile? La risposta è no, ovviamente.

Mi sono connessa in streaming e Samuele stava entrando in studio.

Samu per me rappresenta qualcosa di particolare. E’ il primo concerto visto con le Amiche, tutte insieme, è il poeta che mette in musica tutta quella fantasia che spesso ho anche io, è l’autore simpatico che ti potrebbe intrattenere delle ore, è l’amico di quel prof a cui sono affezionata. Insomma, Samuele è tanto.

Ha questa particolare dote di mettere in musica pensieri e poesie che, per chi è sprovvisto di fantasia, potrebbero risultare parecchio inutili e anche stupide. Ma per me no.

La sua ultima canzone a Sanremo parla di un pallone, l’avrete sentita. Ecco, a radio Deejay spiegava il senso della sua canzone e soprattutto come ha fatto ad avere l’idea per scriverla.

Un giorno si è trovato davanti un cane con un pallone sgonfio in bocca. Lo ha guardato e ha pensato “ma se io te lo gonfio, te non ti diverti più, magari”. Ci ha riflettuto e poi ha aggiunto “magari per te anche un pallone sgonfio è bello, magari un pallone sgonfio ti rende più felice, anche se tu sei un cane”.

Ecco.

Discorsi che per chi non ha un minimo di apertura mentale e di fantasia, l’ho già detto, risultato insensati, ma non per me.

Da quando ha pronunciato questo pensiero cerco di realizzare quanto sia profondo anche il testo di quella sua canzone, come di tutte le altre.

In questi giorni mentre torno a casa trovo sempre gli storni degli uccelli e mi fermo a guardarli. Cerco di capire chi siano quegli animali, cosa fanno una volta che si posano, se magari hanno degli amici con cui dividono il ramo o se invece hanno una famiglia. Li guardo e dico “certo che anche loro avrebbero tante cose da raccontare”.

Sì perchè dai, io non ce la faccio proprio a non chiedermi certe cose. Quando vedo un piccione che cammina lo seguo con lo sguardo, voglio vedere cosa fa, cosa pensa (se pensa!), come vola. Insomma, mi faccio tutto un viaggio mentale su lui e su tutta la sua vita personale. Avrà una moglie? E se sì, l’ama? E se no, avrà l’amante?

Un paio di mesi fa, in una pasticceria carissima di Bologna, eravamo sedute ad un tavolo e parlavamo. Fuori faceva freddo, dentro era caldo, non tanto per il calore del riscaldamento, ma per quello delle persone che erano con me.

Il nostro vagheggiamento mentale ci ha portate a pensare: ma come fa un orso vegetariano a vivere? E un ippopotamo che ha paura dell’acqua? E una giraffa col male al collo?

Non credo che noi siamo le sole che pensano a queste cose, probabilmente adesso starete pensando che siamo 4 sceme che non hanno altro da fare che pensare agli orsi vegetariani. Però sinceramente io mi diverto a sapere che c’è qualcuno al mondo con cui possa fare questi discorsi.

Insomma, se una mucca ha dei problemi di stomaco, come fa a vivere?

Sono cresciuta a pane e musica, pane e cioccolata e pane e fantasia. La mia buona notte era una canzone di De Andrè, la mia favola preferita era quella del trenino Bigio.

Non conoscete il trenino Bigio? Oh mamma.

Il trenino Bigio era frutto dell’inventiva mia, di mio fratello e dei miei genitori.

Ognuno aveva la sua personalissima storia sul trenino Bigio, c’era chi lo faceva viaggiare per raccattare tutte le persone che volevano andare al mare e chi se lo immaginava spinto da centinaia di persone perchè ritrovatosi a fare un viaggio troppo lungo in salita. A letto ognuno raccontava la sua versione. Ecco, io sono cresciuta così.

Più avanti ho vinto dei concorsi con dei miei elaborati scritti dove la fantasia ha regnato sovrana(ma dai!). Erano tutti sulla sicurezza stradale, dato che era organizzato dai vigili urbani della mia città.

Il primo anno ho fatto parlare una patente, il secondo un motorino distrutto, il terzo la luna e per il quarto anno ho superato me stessa. Titolo del concorso “sulla strada non giocarti la vita”, argomento del mio tema: i santi del paradiso che giocano a Monopoli e con le probabilità e gli imprevisti si ritrovano a salvare vite in qua e in là.

Vinsi il primo premio assoluto poco dopo la morte di mio nonno, grande fonte di fantasia per la mia infanzia.

Sì, perchè anche con lui giocavo nel cortile con una scatola di cartone, due sacchi di filati e una sedia. Questa era la mia favolosa navicella spaziale. Le rocche diventavano birilli, se avevamo una palla si giocava a bowling, con una cassa per il filato si poteva far finta di fare surf.

Con la nonna invece cucivo e facevo la mamma di fantomatiche bambole e la obbligavo a darmi anche retta, sennò erano guai.

Perchè racconto tutto questo? La fantasia ha sempre avuto un’influenza immensa nella mia vita e devo assolutamente ringraziare i miei genitori e i miei nonni.

La vita se vissuta con un po’ di immaginazione può esser vissuta meglio, può sembrare meno dura, può apparire più simpatica.

La fantasia di un bambino è insuperabile, come dice Bart Simpson, ed è vero. Per me qualsiasi cosa era frutto di immaginazione quando ero piccola e, se devo essere sincera, sto ricominciando anche ora a vivere cosi.

Sì perchè anche se ho 22 anni la fantasia non la metto più da parte, anzi, la voglio far tornare protagonista vera e propria della mia vita.

Ogni tanto fantasticare ti aiuta a distrarti, a sorridere quando tutto intorno a te vorrebbe farti piangere, ti porta a commuoverti se trovi un cantante che usa la fantasia proprio come te.

Come fa Samuele. Come fanno le mie amiche.

Post Author: laciccina

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