[pubblicato su http://solaconio.style.it/]

Sono tornata lunedì pomeriggio da Pisa, dopo la settimana interminabile fatta di viaggi praticamente per tutta la Toscana.

Prima Sansepolcro, di cui magari scriverò appena riesco, poi Pisa per il #pisablog12. Nel frattempo 1 solo giorno a casa, giusto in tempo per cambiare la valigia e vedere l’Italia andare in finale agli europei.

Gli organizzatori del Pisablog12 ci avevano detto che la domenica sera avremmo partecipato ad una cena di gala per una raccolta di fondi. Ora, io non sono molto pratica del mondo “chic” delle cene di gala. In genere, quelle a cui partecipo io sono alla maniera che più mi piace, cioè tranquille, dove si mangia un sacco e si ride fino al mal di pancia (un giorno vi parlerò dei miei amici dell’associazione “genitori con Nendi”). Però mi son detta: c’è sempre una prima volta.

Non ho volutamente fatto ricerche prima dell’evento su cosa avremmo finanziato, perché volevo provare a conoscerlo direttamente in modo 1.0, ovvero tramite la visita della Fondazione e domenica sera durante la cena.

E’ effettivamente andata così.

Non so perché ho deciso di raccontare di questa fondazione come primo post sull’esperienza a Pisa, è che sono rimasta colpita da molte frasi dette dai dottori durante il giro nei posti della Fondazione.

Facciamo un passo indietro.

Domenica sera, dopo un aperitivo velocissimo, ci siamo diretti verso il luogo della cena. Nel frattempo l’Italia, come ho detto, si era guadagnata la finale e quindi la città di Pisa era praticamente ferma proprio per sperare…. inutilmente direi, ma vabbè.

Eravamo ospiti dell’ Abitalia Tower Plaza, un hotel meraviglioso da cui si può vedere la torre di Pisa in lontananza. Appena arrivati siamo stati accolti da: un megaschermo per la partita, una quantità industriale di ottimo cibo e un bar a nostra completa disposizione. Via via che la serata avanzava, ci raggiungeva un sacco di gente, il buffet diminuiva e il bar lavorava a ritmi molto veloci.

Mentre l’Italia calcistica affondava, io aprivo gli occhi.

Ho cantato, mangiato (strano), ballato, ho fatto un po’ di danza del ventre al buio, mentre la faceva anche la ballerina ufficiale. Mi sono gustata i fuochi d’artificio solo per noi, la scritta “#pisablog12” che si illuminava, ho riso con le mie amiche e mi sono accorta che stavo facendo qualcosa di importante per qualcuno che, sicuramente, non era lì a divertirsi come me, perché qualcuno o qualcosa glielo impediva.

Mi sono presa un foglietto in cui si spiegava dove sarebbero andati i soldi della serata. Prima parola : occhi. Seconda: bambini. Terza: applicazione. Quarta: ipad. Mi si è gelato il sangue.

Certo, mentre leggevo il programma del Pisablog avevo letto della Baby eye-pad, l’applicazione per gli occhi dei bambini, ma fino a quando non ero lì non mi ero resa conto di una cosa: questi dottori avrebbero fatto una cosa che, forse, se tutta questa tecnologia ci fosse stata anche quando io ero piccola, adesso avrei qualche problema in meno.

E’ un’applicazione per la valutazione visiva precoce del neonato e del lattante. I bambini che nascono prima del tempo o quelli che soffrono intorno al momento del parto, sono ad alto rischio di sviluppare handicap neurologici. Il suo obiettivo è quindi la valutazione immediata, sin dalla nascita, della funzionalità visiva. Si prevede che l’applicazione possa essere distribuita gratuitamente.

Il giorno dopo siamo andati a consegnare l’assegno alla Fondazione Stella Maris, coloro che si sarebbero occupati di creare questa applicazione per iPad.

E’ qui che proprio i miei occhi, quelli che mi hanno sempre dato tante preoccupazioni sin dalla nascita, si sono aperti come non mai. Abbiamo incontrato i presidenti, le dottoresse ma soprattutto le famiglie. C’erano bambini che stavano bene e bambini che facevano stringere il cuore, ma vedevo nei genitori la speranza che qualcosa potesse cambiare.

Ci hanno ringraziato per la presenza, per il lavoro fatto, ci hanno detto che “noi siamo la voce” dei loro problemi, in tanti avrebbero voluto abbracciarci forse, tanti ci hanno semplicemente detto grazie o fatto un sorriso, che spesso vale molto di più di mille parole.

Durante la visita al centro ho provato sensazioni diverse: un po’ di tristezza, pace interiore, felicità e senso di inadeguatezza.

Poi però ho conosciuto loro: i dottori, coloro che rendono le giornate dei bambini, in questo posto, meno faticose e tristi. Loro che viaggiano con dei pupazzetti legati al camice. Loro che ti regalano sorrisi e si chiedono perchè tutti li fotografano.

Loro due, per esempio, come ho scritto sui miei social, come fanno a non strapparti un sorriso?

Una di loro, mentre ci illustrava uno dei metodi per curare i bimbi con i colori, ha detto una cosa che mi è rimasta impressa nella mente a lungo, anzi, direi che c’è tuttora:

Eh sì, ne so qualcosa.

Questo blog è nato proprio per condividere ciò che io ho vissuto e provato quando i problemi gravi di salute hanno colpito la mia famiglia. Pensavo di aiutare qualcuno semplicemente parlando e so che qualcosa ho già fatto, me lo dimostrano le parole chiave più ricercate del blog.

Ma a parte questo, ho voluto parlare della Stella Maris perché i sorrisi di quei dottori mi hanno stregata.

Nel mondo ci sono tante persone per bene che fanno tanto per gli altri. Ci sono dottori che mettono a disposizione la loro vita per aiutarti, ci sono fondazioni e associazioni che ti fanno compagnia 24 ore su 24, ci sono semplici pazienti che ti sorridono e ti abbracciano quando ne hai bisogno.

Quando mi sono laureata ad ottobre scorso, ho deciso di dare alla Fondazione che ha aiutato mia mamma, una piccola parte del mio nuovo e primo stipendio. Li ho ringraziati facendo delle piccole pergamene che poi ho dato agli amici e ai familiari.

Quando mi hanno detto che avrei ricevuto un rimborso spese per i 4 giorni a Pisa, ho fatto la stessa cosa. Ho dato quella quota alla Fondazione Stella Maris. E come me, so, anche tanti altri ragazzi che hanno vissuto questa esperienza con me.

Untitled

Non sono qui a chiedere soldi per nessuno. Il periodo è quello che è per tutti. Ma voglio solo farvi conoscere questa realtà che, in realtà, nel mondo è già piuttosto conosciuta.

Personaggi del ciclismo, del calcio, autorità e vips vari hanno già conosciuto la Stella Maris.

Mancate solo voi.

Sito web: http://www.inpe.unipi.it/

Rassegna stampa post cena: La nazione, Il Tirreno

Cos’è Baby-Eye Pad: da Pisainforma.it

Come fare le donazioni: http://www.inpe.unipi.it/donazioni

Dov’è: Viale del Tirreno 341 a/b/c Calamabrone, Pisa.

Telefono: 050 886269

Post Author: laciccina

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may also like

Una Domenica a Pieve di Cento

Quando Francesca mi ha chiesto se volevo far parte del

Sabato a Panzano, in Chianti

La cosa bella dell’abitare in Toscana è che, con poche