Ho aperto la pagina per scrivere un nuovo post almeno cinque volte, negli ultimi giorni. Sentivo il bisogno di raccontare le emozioni vissute durante l’ultimo week end fuori casa, ma non sapevo da dove cominciare.

Ci riprovo, ma questa volta mi faccio aiutare dalla mia guida spirituale per la Liguria, la terra di cui voglio parlare, cioè Faber.

In sottofondo è partita una delle canzoni che più mi fa viaggiare con la mente e la fantasia: Crêuza de mä.

Fabrizio De Andrè, in questa perla della musica d’autore italiana, racconta dei marinai e del loro ritorno sulla terra ferma per andare alla taverna dell’Andrea, immaginandosi chi potrebbero trovare.

Trovo nelle parole di Faber esattamente lo stesso punto di vista mio sulla Liguria. Provo a spiegarmi.

Partita per Levanto di venerdì, dopo un viaggio che ha dell’assurdo, arrivo stanca sfinita alla stazione. Fa freddo, tira vento, sono incavolata col mondo intero e l’unica cosa di cui ho bisogno è un letto, qualcosa da mangiare ed una coperta. Ma non si può.

Pino, la persona venuta a prendermi in stazione, mi dice: “siamo un po’ in anticipo, perché non vai a vedere il mare? Gira l’angolo!”.

Decido di ascoltarlo.

Quello che mi trovo davanti, girando l’angolo appunto, è un’atmosfera irreale. Mi sembra di essermi appena infilata nella tela di un pittore. Mi tolgo gli occhiali da sole, è l’ora del tramonto e non servono più. Sgrano gli occhi e apro il cuore.

Sono arrivata in Liguria.

Improvvisamente la rabbia se ne va facendo posto alla pace più totale. Non me ne frega più niente del treno arrivato in ritardo, delle tre coincidenze perse, dello stress di tutti i giorni. Mi interessa solo riempire gli occhi, la mente ed il cuore di ciò che ho davanti, un panorama che sembra finto, lo ripeto, ma non lo è. Anzi.

La Liguria me lo ha sempre fatto. Mi ha sempre calmata, sin da quando ero piccola.

Non so, forse sono io che la uso per svagarmi e distrarmi quando le cose non vanno come vorrei, probabile. Però sono convinta  che non sia tutto merito mio.

Qualche anno fa, quando scoprimmo che mia mamma aveva un turmore, la Liguria e Genova divennero la mia seconda casa quasi tutte le Domeniche. Con la scusa di andare a vedere la Sampdoria, salutare gli amici di sempre, staccavo e mi dimenticavo dei miei problemi per qualche ora.

Poi, via via che il tempo passava, ha continuato a farmi questo effetto. A darmi quella sensazione di pace interiore che nessuno mai mi ha regalato prima. Tanto meno un posto, una città, una regione.

La Liguria ha questa dote innata di rendere tutto ciò che si vede un sogno, ma contemporaneamente di renderlo reale. Può farti aprire gli occhi sulle cose importanti della vita e farteli chiudere di fronte alle cavolate.

La Liguria ospita persone che danno un’importanza incredibile al mare ed hanno un attaccamento alle proprie radici che non riesco a trovare in nessun altro. Queste persone che, quando si tratta di parlare di Genova, o di qualunque altro porticciolo marittimo, hanno improvvisamente gli occhi pieni di luce e di voglia di raccontarti perché il mare è così importante per loro.

Il mare dà tanto a questi territori, ma il mare toglie tanto, solo che nessuno in Liguria sembra farci caso. Il mare è fonte di lavoro, di guadagno e di vita e come tale bisogna rispettarlo, senza se e senza ma.

Tutte le volte che capito in Liguria, sapendo e avendo più volte notato l’attaccamento al mare, rimango incantata. Sia perché la loro acqua è cristallina e pura, sia perché mi rendo conto di quanto sia importante ciò che amo chiamare l’artigianato naturale, ciò che ci siamo ritrovati e non abbiamo nè richiesto, nè creato.

levanto

Svegliarsi la mattina e poter dire: vado un attimo sul mare, per poi vedere tutto questo. Non lo considerate un sogno, voi?

Forse per chi ci abita oramai è normale, ma credetemi, qui di normale c’è poco. Questo è un angolo di paradiso e di quiete che difficilmente si trova da altre parti.

Prendete una bici e girate sulla costa grazie alla pista ciclabile ricavata da una ex ferrovia. Respirate a polmoni aperti, spegnete il cervello per un paio d’ore e ossigenatevi. Sia la mente. Sia il cuore.

Io l’ho fatto, ho pedalato da Levanto a Framura, con sosta a Bonassola e lo giuro, quando sono arrivata a consegnare la bici ho detto: “no, non voglio scendere. Ripartiamo. Facciamolo subito!”

Incredibile per una come me, pelandrona e perennemente stanca. Ma l’ho detto davvero, tanto che qualcuno mi ha pure guardato come per dire “ma stai bene?”.

Sto benissimo, non sono mai stata meglio. La Liguria mi fa sentire così.

Ma se quel che dico vi torna un po’ difficile da capire, allora provo ad aiutarvi.

Prendetevi un pomeriggio, un week end, una giornata libera.

Andate in Liguria. Non c’è bisogno di andare nei posti pieni di vip o quelli più famosi. Vanno bene anche i paesini più sperduti.

Spegnete il cellulare o mettetelo lontano da voi.

Trovate un punto in cui si veda bene il mare e respirate, lentamente.

Via via che i vostri respiri si faranno più rilassati e pieni, sentirete che la vostra testa si libererà. Come se un grosso sasso si frantumasse e sparisse, nel giro di qualche minuto.

Avvertirete questo senso di leggerezza che vi farà tenere gli occhi incollati sul mare, sull’orizzonte che non si sa mai quando comincia e dove finisce il mare.

I vostri occhi avranno il brilluccichio del mare, il vostro cuore sarà calmo, la vostra mente sarà come anestetizzata e niente vi interesserà più come prima. Vi renderete conto di quanto tempo perdiamo dietro a delle vere e proprie cavolate, quando potremmo tranquillamente concentrarci su ciò che di più merita la nostra attenzione.

Perché in fondo, quando ci si organizza per un week end fuori casa lo si fa per staccare dalla vita di tutti i giorni, no? E allora provateci e poi fatemi sapere se non avevo ragione.

E se vorrete, potrete farlo anche voi ascoltando Faber, perché vi sembrerà di ascoltare qualcuno che vi descrive esattamente il vostro stato d’animo, ciò che state vedendo, ciò che state provando.

Vi accorgerete che la Liguria è lì che vi aspetta, che vi regala sorrisi senza voler niente in cambio, che vi accoglie a braccia aperte dandovi dell’ottimo cibo e dell’ottimo vino, che vi fa sentire delle emozioni che nemmeno voi pensavate di poter provare. Un po’ come la Taverna dell’Andrea, un posto in cui per un attimo puoi scordarti chi sei e cosa fai, per rilassarti e goderti gli attimi che stai vivendo.

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Post Author: laciccina

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